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venerdì, 29 ottobre 2004
 

Rega’, io vado in Toscana a trovar la zita. Nel frattempo vi lascio in compagnia di molti miti della fanciullezza dei giovani trentenni attuali. Chi sono? Chi è l’intruso? E perché è un intruso?

Ciao bamba!

si trasforma in un razzo missile

postato da occhiodipollo | 16:22 | commenti (19)


giovedì, 28 ottobre 2004
 

Maquiladora:

>> “comunque, se ci tieni a scrivere un post alla pari di imagine, allora attendiamo fiduciosi.”

 

Io non sono fatto per avere un blog. Nel senso classico, diciamo. Non sono uno che scrive tanto. Penso, realmente, che a pochi possano interessare i miei cazzi, e non sono sufficientemente egocentrico per pretendere che le mie considerazioni sulle questioni della vita possano avere un qualche peso su chi legge queste righe. Ma sono avido di stimoli e altrettanto presuntuoso per accettare la sfida.

Diciamocelo, la sfida, che neanche si avvicina lontanamente a quella tra il primo Rocky e Apollo Creed, stabilisce il definitivo punto di rottura fra questo blog e quelli che finora l’hanno letto. Avere una simile velleità, è quantomeno deleterio ai fini della mera esistenza di questo blog. Comunque, ho la consapevolezza che riuscire a scrivere un post che eguagli Imagine di John Lennon, equivale a riuscire a fermare un proiettile con la carta igienica, ed è, quindi, matematicamente e fisicamente impossibile. Mi si dia atto di questa consapevolezza. Mi si paragoni a un concorrente della Corrida di Corrado.

 

Ok.

Non può succedere niente di male.

Io, imbottito di THC e alcol (conditio sine qua non), sono pronto.

 

 

"Un post come Imagine di John Lennon."

 

Un primo maggio romano di alcuni anni fa è rimasto piacevolmente incastrato fra i miei ricordi più vivi. Un cielo plumbeo decolorava i graffiti del Forte Prenestino. Qualche goccia di pioggia. Neanche un ombrello. Il suono dei bassi, che ti scuote il cuore, pompava veemente sin dalla passerella all’entrata della vecchia costruzione. Più ci si addentrava e più il suono aumentava. Il poco alcol nelle vene rendeva tutto meno distante e aiutava il percorso dei bassi, i quali esploravano curiosi le cavità del mio povero corpo. La musica variava in maniera sconclusionata; non ci giurerei, ma credo che, a un certo punto, ci sia stato pure un valzer. Insomma, in giro c’era davvero una strana atmosfera. Terreno fertile per fruire sostanze strane. Apertura mentale ottimale per accogliere il nettare della comunione assoluta. E via, allora, senza pensarci troppo. Tra un sorriso e un balletto dinoccolato. Tutti insieme.

E fu proprio all’apice del parossismo indotto che avvenne il miracolo.

La pioggia cominciò a precipitare più copiosa. Centinaia di persone ballavano sul terreno fangoso con le braccia alzate. Ognuno si apriva alla pioggia e sembrava dissetarsi con la vita delle minuscole gocce d’acqua. I bassi cominciavano a cavalcare estasiati i globuli rossi di chiunque. Innumerevoli teste ritmavano all’unisono quel suono così atavico. Sembravamo la tribù del finale del film “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” di Ettore Scola. Si ballava. Insieme, sotto la cappa di smog della metropoli che ci vuole distanti, sotto il grigio e sotto la pioggia. Ogni tanto il mio sguardo cadeva su quelle facce felici; lo sguardo di molti cadeva sulla mia faccia, felice. Senza la necessità di parlare, ma con il bisogno, basico, di muovere il proprio corpo per manifestare qualcosa che avevamo dentro e che sarebbe risultato difficile descrivere con le parole. Le sensazioni volavano da una figura all’altra contagiando l’ambiente, come una peste benevola. Girotondi infantili e scarpe infangate. La musica che, glissando le gocce, planava su di noi e s’impossessava dei nostri movimenti. Movimenti scomposti, tutt’altro che coordinati. Era il trionfo dell’utopia del villaggio globale, era il palesarsi della canzone di John Lennon. Era il tripudio della pace e dell’amore.

Ok, tutte quelle sensazioni erano (anche) coatte, ma sono convinto che, in quel momento, tutti noi stavamo vivendo un sogno, uno dei tanti. Per molti, come per me, il sogno per antonomasia.

Il famigerato, irraggiungibile, ingenuo e disperato sogno di un mondo migliore.

Ecco.

postato da occhiodipollo | 19:48 | commenti (4)
 

Urge subito un nuovo post per cancellare il senso di incomprensione che si è venuto a creare in questo blog, un blog dai riverberi audaci che vorrebbe essere solamente spensierato. Un blog fatto da uno che crede nel volemose bene e basta.

Devo scrivere un post eccezionale. Deve essere divertente, sagace, profondo, un post evocativo e, al tempo stesso, culturalmente elevato. Un post d’altri tempi. Un post non troppo lungo, altrimenti risulterebbe noioso, quindi un post piccolo, un postino. Un post che faccia abbracciare l’intera umanità sulle note di una canzone di natale. Un post tipo Imagine di John Lennon. Un post che chi lo legge viene colto da un improvviso raptus d’amore e si lancia ad abbracciare il proprio capoufficio. Un post che faccia sgorgare lacrime d’emozione. Un post straripante di felicità contagiosa.

 

(…)

 

Ma come si fa a scrivere un post simile in queste condizioni?! E dire che io sentivo una certa puzza. Il mio coinquilino n. 2 mi ha appena detto (che il cielo mi strafulmini se dico il falso!):

“Stai attento quando accendi la sigaretta. Non mi ero accorto che l’acqua che stava nella pentola del minestrone ha fatto spegnere il fornello. Abbiamo la casa piena di gas.”

Io ho una fervida immaginazione, lo ammetto, ma mai e poi mai, potrei riuscire ad inventare una situazione simile. Ma la cosa che più mi stranisce è: perché uno deve cucinare il minestrone alle 5 del pomeriggio?

 

Tutto è andato a puttane... le velleità di scrivere il post che avrebbe elargito felicità a iosa, si sono spente come i fornelli del minestrone del mio coinquilino n. 2.

Alla prossima.   

postato da occhiodipollo | 17:13 | commenti (2)
 

Il post precedente, con i relativi commenti, offre un interessante spunto per un nuovo post. È innegabile che ieri sera sono stato sopraffatto dal Lato Oscuro dell’esistenzialismo (anche se le venature deficienti non mancavano), e quindi quello che ho scritto manifestava le conseguenze del morbo.

Il risultato finale del post di ieri è la dimostrazione che io non sono un grande scrittore (secondo la teoria precedentemente esposta).

Analizziamo la frase ”Io, certe mattine, devo resistere davanti lo specchio, per non cercare di copularmi addosso.”, estrapolata in questa maniera, la frase, ha un senso ben preciso. Se in più aggiungiamo:“Non lo biasimo, in fondo; non tutti sono fortunati. Io, certe mattine, devo resistere davanti lo specchio, per non cercare di copularmi addosso.”, il senso acquisisce un significato ancora più marcato, ovvero: io mi credo bello. Non credo che ci siano letture alternative, almeno non così eclatanti. Ma in realtà io non volevo dire questo… io volevo dire che, in certi momenti, io mi credo bello: “Io, certe mattine, devo resistere davanti lo specchio, per non cercare di copularmi addosso. È come se i folletti di fiorereciso mi cantassero in testa Blue Moon, almeno in determinati momenti.”

Ed è proprio quel “almeno in determinati momenti” che avrebbe dovuto spingere a capire che si tratta di sensazioni estemporanee e saltuarie. Ma il senso, oggettivamente, è un altro, e mi duole ammettere che ho fallito come scrittore.

Quindi, per non incorrere in altre delusioni, ho deciso: d’ora in avanti scriverò solo post deficienti

 

postato da occhiodipollo | 15:49 | commenti (6)
 

Quanti anni hai, stasera?

“Che notte buia che c’è, povero me, povero me” cantava una voce fra le briciole di cracker infranti; ma, si sa, tutto è relativo. In ogni caso, lo scarafaggio che scappava dalla luce, evidentemente, non aveva proprio voglia che qualcuno lo vedesse. Non lo biasimo, in fondo; non tutti sono fortunati. Io, certe mattine, devo resistere davanti lo specchio, per non cercare di copularmi addosso. È come se i folletti di fiorereciso mi cantassero in testa Blue Moon, almeno in determinati momenti. La mia ragazza dice spesso: “Oh sciagurati!”, come non darle torto? Ieri ho fumato troppo e oggi avrei dovuto fumare di meno, ma la mia volontà non è proprio il mio punto forte… il sospetto s’insinua rigoglioso e prepotente in me: ma a chi cazzo interessa realmente quello che scrivo? Parliamone.

Mi rivolgo a te, si, proprio a te che insisti a leggere le scemenze che scrive uno che non sai neanche che faccia abbia. Perché lo fai?

Perché siamo a Splidercity, amigo. Tutto il resto è musica.

E allora io venderò il mio diploma ai maestri del progresso, per costruire un nuovo automa, che dia loro più ricchezza e a me il successo.

In realtà vorrei parlare di sensazioni, ma è difficile descriverle. È questo il segreto di chi riesce a scrivere bene: riuscire a descrivere le sensazioni. Un grande scrittore è un individuo che riesce a descrivere le sensazioni. E nonostante questa verità inoppugnabile, lo scarafaggio muoveva freneticamente le antenne, le quali frustavano l’aria alla ricerca di spazi accoglienti. Come non dargli torto? E quello sfigato (mica tanto, visto che è l’unico potenziale superstite di un eventuale disastro nucleare) continua ostinatamente a cercare le tenebre. Altro che successo. Egli cerca il buio. Egli guarda in faccia il paradiso senza troppi pregiudizi. Lo scarafaggio coglie le dolci emozioni di questo strano mondo. E lo fa incurante del ribrezzo che può provocare in taluni; ma forse, a pensarci meglio, ne è consapevole, ed è per questo che si rifugia nell’oscurità. In ogni caso, lo fa senza farsi stupide domande, e quando sta per morire, ritorna a cercare il buio.

Quanti anni ha, stasera?

 

ti muovi bene su quei tacchi a spillo

 

postato da occhiodipollo | 00:09 | commenti (2)


mercoledì, 27 ottobre 2004
 
è triste pensare che c'è qualcuno che non ha mai ballato sopra il tavolo a casa propria.
postato da occhiodipollo | 23:03 | commenti (3)
 
una spada per combattere le forze del male… è solo questo che chiedo… è forse troppo?
postato da occhiodipollo | 00:44 | commenti (10)


martedì, 26 ottobre 2004
 

IL PRIMO TESTO DI UNA CANZONE POSTATO

 

Ogni blogger che si rispetti, prima o poi, posta il testo di una canzone (non sua). Dopo un nutrito manipolo di estenuanti giorni di esistenza di questo blog, l’autore dello stesso ha deciso che i tempi sono maturi per postare il testo di una canzone.

Posterò Around the World dei Daft Punk.

 

 

 

titolo:

Around the World

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

 

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world

Around the world, around the world.

postato da occhiodipollo | 20:58 | commenti (8)
 

“Notti magiche, inseguendo un Blog”:

 

 

ELOGIO DELLO STORDIMENTO - Capitolo II

- Lombrichi contorti da rovente passione (sweet emotion) -

 

 

Anche senza birre, anche senza più speranze… il coro tornerà a cantare dal silenzio… improvviso, determinato e ripetitivo. E pensare che basta poco per ritrovarsi su una spiaggia californiana al tramonto. Ricordate? Quella sensazione così dolce di quando si sognava la California di alcuni vecchi film. Non basta tutta l’acqua del mondo per troncare questi entusiasti sogni adolescenziali. Quando si pensava ancora che le donne fossero temibili e irraggiungibili. Poi si cresce, i sogni si addormentano e si comincia a comprendere il mondo, o meglio, si comincia ad adattarsi ad esso. E i giochi di un tempo volano via in punta di piedi, con in sottofondo un orchestra di violini. Era il tempo di quando c’era lei. Quanto l’abbiamo amata. Quanti comportamenti sciocchi abbiamo fatto per lei. Ricordo ancora quando dormivo, in tenda, con lei, mano nella mano. Senza osare. Poi, con una dose di musica, sognavo. Facevo certi sogni che non si possono immaginare. Costruzioni mastodontiche che sfidavano i confini della fantasia. Quanti draghi ammazzati. Ci si credeva a quel tempo ai sogni. Ci si divertiva. Forse è per questo che esiste la droga, per risvegliare un momento quelle sensazioni. Ma, tornando a prima, io l’amavo. Come non ho mai amato nessuna. Avrei dato un braccio per un suo bacio. E alla fine, dopo circa quindici anni, quel bacio l’ho ricevuto. Due anni fa. Ma, a parte il volare a un metro d’altezza in via del Corso, non è stato come ho sempre sognato. Il sogno dell’amore era finito. Si cresceva. Ma, nonostante tutto, si cresceva in allegria, devo dire. Tra falò dell’amicizia e giochi pudicamente entusiasmanti. I giochi… mi è rimasta la voglia di giocare. Vorrei solo capire quando è avvenuto il preciso momento del passaggio. Si cresce lentamente, è vero, però ci deve essere stato un confine da varcare. Ricordo l’aspirapolvere arancione della mamma. L’aspirapolvere aveva un design avveniristico. Aveva un vano capiente dietro. Aveva un sacco di cose fighe. Io non vedevo l’ora che si rompesse quel meraviglioso aspirapolvere. Sarebbe diventata l’astronave per i miei playmobil. Dentro di me pensavo “Io sono convinto che la voglia di giocare non mi passerà mai. È impossibile. Basterà aspettare un po’… prima o poi quella dannata aspirapolvere si romperà.”. Un natale di pochi anni fa sono sceso giù in Sicilia e ho scoperto che la mamma ha un’altra aspirapolvere. L’astronave era partita ed io non avevo sentito il bisogno di salutarla. È una storia triste questa. Quasi quasi mi metto a piangere. Ma non c’è tempo. Gli oggetti cominciano ad animarsi, e danzano frenetici, spinti dalla voglia di vita. Mi pento di non aver preso lezioni da apprendista stregone. A quest’ora potrei salire sul tavolo e indicare loro i movimenti necessari per ascoltare la vita entrargli dentro. Non ho le capacità. È un tripudio di oggetti volanti che girano vorticosamente rincorrendosi. Non mi rimane altro da fare che saltare al volo sull’aspirapolvere arancione e scorrazzare per le galassie.

 

 

 

postato da occhiodipollo | 00:19 | commenti (11)


domenica, 24 ottobre 2004
 

È finito il fine settimana. Domani si torna a lavorare. Vorrei solo dire che sono molti i film (meravigliosi) che finiscono con un sorriso. I primi che mi vengono in mente sono:

C’era una volta in America

Manhattan

Magnolia

Brazil

Psycho (in questi ultimi due, non è proprio l'ultimissima inquadratura, ma quasi)

e tanti altri che adesso non ricordo...

 

Se ve ne viene in mente qualcun’altro parlate.

postato da occhiodipollo | 23:09 | commenti (10)