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giovedì, 28 aprile 2005
Donne & motori
Sembra incredibile, ma in questo paese, io che ho 33 anni e guido mezzi a due ruote da più di 15, per poter guidare un semplice scooter 150 CC (appena 25 in più di quello che guido adesso) ho dovuto sborsare più di 150 euro, ho dovuto fare visite mediche, dovrò fare (non si quando) un esame di guida, e invece un brufoloso 14enne di merda figlio di papà può tranquillamente scorrazzare a bordo di quelle piccole auto costruite appositamente per 14enni brufolosi e figli di papà. Andate a cagare, verrebbe da dire.
Ciao.
- E le donne del titolo?
- Serviva per attirare l’attenzione del pubblico.
mercoledì, 27 aprile 2005

Il candidato indichi un'appropriata didascalia dell'immagine.
martedì, 26 aprile 2005
Carissimi gervasiani, oggi riprende il blog. Perché non è giusto che questo meraviglioso blog rimanga chiuso. Non è giusto nei confronti di quelli che hanno amore per i preintendimenti fulgidi e sublimi.
detto questo, fumo l'ultima sigaretta, vado a dormire e domani cambio vita.
martedì, 19 aprile 2005
domenica, 17 aprile 2005
Gentilissimi fruitori, oggi posterò un mirabolante intervento della mia pregevole ex, che per motivi di privacy chiameremo fuoco fatuo (che comunque è il suo nick)
“DOVE MINCHIA SI TROVA BORGOPANIC(G)ALE?
Tra il Fernet e lo spumante, passa un po’ di differenza, ma c’è chi non se ne accorge.
Intanto il trasformismo è diventato un’esigenza.
Occhio di pollo è un segretario di merda.
Chi vi scrive è una donna frustrata e derelitta, per aver passato quasi un anno (no dico, un anno!) intrattenendo una relazione di stampo amoroso con il suddetto.
Quest’uomo che voi tutti stimate ed elogiate non è altro che un impostore.
Costui altro non è che un infingardo di bassa lega.
Innanzitutto si spaccia per siciliano, invece viene da Abbiategrasso (è nato a Novi Ligure ed ha meditato il matricidio per anni). Gli piace mettere la maschera del superficialotto e quando stavamo insieme mi ha fatto passare interi pomeriggi a disquisire sul ruolo della maieutica socratica nella società contemporanea, quando io avevo solo voglia di fare all’amore.
Vuole sempre passare da gran figo (il Costantino dell’Alessandrino), ma in realtà è alto un metro e 55, pesa 97,54 kg, ha il viso tempestato dall’acne, ha il riporto, nonché un dente d’oro e poi fa l’amore coi calzini e infine, che ci crediate o meno, è COMPLETAMENTE astemio… e non ha mai fumato neanche una nazionale senza filtro… da sempre!
Mi dispiace aver deluso le aspettative che avevate riposto in questo personaggio, ma era ora che qualcuno avesse il coraggio di aprirvi gli occhi.
Un saluto a tutti,
fuoco_fatuo”
venerdì, 15 aprile 2005
Biii CuuL
Vai contro i mostri lanciati da non si sa chi…
Mille armi tu hai, non arrenderti mai… per favore…
Sei invincibile, io ci credo, fallo anche tu.
Se non ci credi, bevi… ubriacati e vedrai che anche tu lo crederai.
Accenditi una sigaretta con un accendino con la fiamma davvero alta, tipo grease quando ballano sulla macchina. Bevi tanto. Ma proprio tanto. Mettiti le cuffie nelle orecchie con una musica tipo rock spinto o techno pompata. Sali su una moto, o scooter, davvero veloce. Lanciati nel traffico della notte. Viaggia alla velocità di un drago squartatore fra luci di stop e semafori insolenti. E nel tripudio della cassa rullante ti accorgerai che tu sei il Dio immortale, e proprio niente può ucciderti. Sei Actarus che guida l’invincibile Goldrake. Mille armi tu hai, non arrenderti mai. Sei la scheggia impazzita che glissa come un fotone tra gli stop rossi di quella strana gente rinchiusa dentro gli abitacoli. Sei il Tetsuo del terzo millennio e sei in perfetta simbiosi col mezzo che cavalchi. Destra sinistra destra sinistra. Sei impalpabile. Sei una particella di luce sparata nel buio cosmico. Sei la luce che non trova ostacoli. Destra sinistra la morte non esiste.
Vorrei poter descrivere le sensazioni che provi ma è impossibile. Senti la strada che ti accoglie con sicurezza. Fai parte della strada e puoi permetterti evoluzioni e piegamenti al limite della forza di gravità. Perché la strada è con te. Il tempo è dilatato. È il momento del tempo zero. Quello che tu vivi in un minuto, gli altri lo vivono in un secondo. E viceversa. Adesso controlli e governi il tempo ai tuoi bisogni. Ad un tratto ti accorgi del crampo alla mano, stai forzando l’acceleratore. Sei arrivato al massimo della velocità e ancora non ti basta. Vorresti stuprarla quella manopola del cazzo. E vai. Destra e sinistra.
Inclini leggermene la testa in giù perché sei un figo della madonna e ti butti in mezzo a due macchine che si stringono fra loro. E passi. E godi. Perché tu sei la luce, che nulla può fermare. Perché tu sei il dio del bitume.
Il rumore del motore ti entra nel cervello con la stessa veemenza dello stridio del trapano quando vai dal dentista, solo che stavolta godi come un imbecille. Perché quel suono è la linfa, e non è mai abbastanza.
Una discesa. Più veloce. Ancora di più. Ancora.
Sono più veloce del vento che vorrebbe sferzare la mia faccia. Sono più veloce delle velleità della mia maturità, la quale cerca da tempo di dirmi qualcosa.
Ma tu ascolti solo la velocità e la musica. Il resto è meno che niente. Il resto è la vita terrena di un mortale qualunque. Ma tu adesso governi un’arteria del mondo e sei tu che detti le regole del gioco. Sei tu che impunemente fai lo slalom fra le scatole di allumino. Sei tu che stai fottendo con la strada. Sei tu che sei diventato luce. E gli altri sono solo pallide ombre. Degne solamente di percepire la tua fugace aura che gli è passata veloce davanti gli occhi. Và, distruggi il male và.
Io sono abbastanza frustrato da poter desiderare di schiantarmi contro la BMW di un riccone del cazzo e questa sarà la mia gloriosa fine.
Skreeee…
Boooom!
Cazzo.
martedì, 12 aprile 2005
Barbara Streisand
ed anche Frank Sinatra,
sono una mia trovata,
senza me Claudio Cecchetto,
non sarebbe
che un pupetto.
AVVISO
domenica, 10 aprile 2005
IL POST DEI POST
Egli era il Post dei Post. Il campione. Il migliore. Il post più figo che l’umanità avesse mai letto. Dopo di allora nessuno ebbe mai più il coraggio di scrivere un post. Egli era buono coi deboli e spietato coi malvagi. Era il Post che tutti aspettavano.
Arrivò una notte di primavera, quando le zanzare cominciavano a nascere nell’acqua raccolta dai copertoni accatastati nelle periferie della metropoli. Si muoveva sinuoso ed elegante, spavaldo e sicuro di sé. Teneva fra le labbra una sigaretta e il suo sguardo faceva sciogliere i cuori delle ragazze. Era bello. Era il Post dei Post. Avrebbe fatto la Storia. Ed egli lo sapeva benissimo.
Ogni suo passo veniva cadenzato da una musica gloriosa. Quando apparve tutti rimasero in silenzio. Era la risposta a ogni domanda. Era la certezza di ogni dubbio. Era la parola scritta senza vergogna né paura. Era la voglia di spingere al massimo la velocità delle spente esistenze di quelli che lo leggevano. Era la carica sferzante con le sopracciglia aggrottate.
Aprì leggermente la bocca, con un sorriso sornione, e la folla andò in visibilio. Era androgino, nella sua bellezza quasi divina; una eclissi di sole dopo un giorno di pioggia.
Arrivato al centro della piazza prese la sigaretta con il pollice e l’indice e la lasciò cadere con stile. Il cilindro di nicotina sembrò precipitare al rallentatore. Fu allora che parlò.
“Niente può cambiare il mio mondo.”
Queste furono le sue prime parole.
In quel preciso istante milioni di persone facevano l’amore, altrettante scopavano. Qualcuno si drogava. Qualcuno moriva, molti altri nascevano. C’era chi si scaccolava nel buio. C’era chi piangeva per l’amore perduto e lontano. Qualcuno faceva soldi, tanti soldi. C’era chi, sdraiato su di un letto, sognava un mondo migliore. C’era chi rideva fra amici, e chi sognava in solitudine.
E lui parlava a tutti. Senza urlare. Con voce pacata, quasi un sibilo, pregava. Almeno, così sembrava a molti.
Era il buio della notte che nasce da sotto il letto. Era il terrore che viene a prenderci percorrendo gli incubi della nostra fanciullezza. Sfruttando le nostre paure più ancestrali, arrivava direttamente al nostro lato più oscuro, per poi sorprenderci e farci rivivere i sogni più nascosti. Quelli inenarrabili.
Era il battitore dei fuoricampo.
Piove. La partita è ormai persa. Tutto è vano.
Egli si posizione sicuro, con la sua mazza. La sua mazza costruita da un vecchio albero spaccato in due da un fulmine.
È posizionato.
E colpisce la palla.
E la palla vola.
E il pubblico si alza in piedi a bocca aperta.
E la palla vola.
Lontano.
Lontano.
Sempre più lontano.
Un fuori campo.
E la palla diventa satellite che orbita sulla terra. Somewhere over the rainbow.
È la voce che canta sotto la pioggia battente.
E i bambini giocano emulando le sue gesta. Perché egli è il Post dei Post.
Era l’angelo che parlava ai sordi e spiegava i colori ai nati ciechi. E guariva le ferite dell’animo. E spazzava via le paure con i fulmini della conoscenza. E planava sulle coscienze dei derelitti, elargendo loro la voglia di ballare.
E il suo sguardo aggrottato manifestava il volere di Dio.
Mosse leggermente all’indietro la spalla sinistra e l’oceano si divise in due. Alzò il sopracciglio e i malvagi tremarono, consapevoli dei propri ignobili gesti. Era l’angelo sterminatore in cerca di vendetta. Era la morte che gareggia con l’autista di ambulanze. Era il Giudizio della mano di Dio. Nessuna pietà per i cattivi vestiti di nero. Egli era vestito di nero. E chi era solare nello spirito si ritrovò a giocare a calcio su una spiaggia assolata. In sottofondo una bossanova. Tra una birra gelata e una risata partorita dal cuore.
Egli era giusto. Egli suggeriva senza giudicare.
Egli era l’apertura della mente.
“Apri la tua mente.” Disse.
Il cancello del pulsare nevrotico di un cervello che scuote frenetico la propria testa. Il solletico di un nervo impazzito. L’estasi che ritma impazzito il tempo di un tamburo di una tribù a un passo dall’estinzione. La ricerca spasmodica di un falò dalle fiamme verdastri.
La massa allargò le braccia alla ricerca di un contatto fisico. Nella testa l’applauso immaginario di un pubblico pagante liberò la gente dalle ultime costrizioni dell’occhio sociale che vegliava imperterrito ogni singolo momento delle loro vite. Ballavano all’unisono, ma scomposti l’uno dall’altro. Liberi da ogni imposizione voluta da chi non riusciva a sentire quel bisogno. Scatenati. Lubrici. Estasiati. Indemoniati.
Saltavano come molle. Erano impazziti nel sentire quelle parole.
Il Post dei Post regnava dalla sua consolle, era il diggei senza età. Era cool. Era funky. Col suo senso del ritmo. Stampato sulla fronte. Come un marchio.
Ogni suono era una sberla che svegliava le coscienze sopite. Ogni basso una scossa ai neuroni che governavano i movimenti degli arti, i quali si riscoprirono ormai ingovernabili.
Ma una luce abbagliante si palesò nel cielo buio della notte stellata.
L’astronave era tornata. Aspettava che il Post dei Post risalisse su. Aspettava impaziente che tornasse da dove era arrivato. Il Post dei Post non era di questo mondo. Egli avrebbe voluto ancora rimanere, aveva altre cose da dire. Ma quelli dell’astronave continuavano a ripetergli che egli aveva già interferito troppo con quella popolazione così retrograda. Quelli dell’astronave insistevano dicendo che nessuno l’avrebbe capito… a parte qualche drogato o qualche ubriacone di periferia.
Il Post dei Post si sollevò nell’aria avvolto da un fascio di luce blu.
“Tornerò!” urlò.
La folla continuava a danzare in maniera animalesca. Alcuni si accorsero di quell’ascesa. Molti cominciarono a pregare. Altri rimasero storditi da quei suoni così potenti.
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Mentre l’astronave lasciava l’orbita, si spandé nell’aria una nenia. Una meravigliosa voce di donna echeggiava fra le rovine dei palazzi ormai smembrati. A poco a poco tutti si accorsero di quello che stava succedendo. Il Post dei Post li stava lasciando. Furono in molti a piangere. In molti si raccolsero in preghiera. Abbracciati, spaventati.
Egli, fra luci blu e suoni sincopati, guadagnò la stratosfera e volò via.
Tutti cominciarono ad aspettare con ansia il suo ritorno.
sabato, 09 aprile 2005
giovedì, 07 aprile 2005
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