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lunedì, 23 maggio 2005
 
postato da occhiodipollo | 15:16 | commenti (25)


domenica, 22 maggio 2005
 

postato da occhiodipollo | 20:59 | commenti (559)
 
Ok, ci siamo. Vado a sistemare la camera. Copritemi.
Se non dovessi tornare entro 15 minuti lanciate il segnale per il bombardamento; le coordinate sono TAV. 49 - C4, la parola d'ordine è: Onnipotente.
postato da occhiodipollo | 16:24 | commenti (2)


sabato, 21 maggio 2005
 
postato da occhiodipollo | 23:58 | commenti (4)
 
Le donne. Che meraviglia le donne. Tutte. Belle o brutte, magre o grasse, bionde o brune. Le donne sono tutte meravigliose. Sono l’unica ragione di vita. Io sono innamorato persino della signora Griffin e di Elasticgirl. Le donne sono stupende perché riescono ad innamorasi della mia vulnerabilità sensibile e fantasiosa. Io amo le donne, le ho sempre amate. Mi ucciderei se non ci fossero le donne. Che profumo che emanano le donne. Che splendida delicatezza riescono a sprigionare.
Però per giocare sono meglio gli uomini, siamo più bambini.
E allora diciamo che stasera amo il genere umano in generale.
postato da occhiodipollo | 01:23 | commenti (8)


venerdì, 20 maggio 2005
 
Un po’ di pubblicità fatta col cuore.
 
Cari fruitori, mi sento di uscire da questa mia vena deficiente per darvi un piccolo consiglio. In attesa che il metilico-mefitico George Sergey Kaplan  ci sponsorizzi un po’ della sua creatura, vi chiedo una cosa: che cosa fate oggi con 8 miseri euri? Neanche una fottuta pizza potete comprarvi con 8 miseri euri.
Esiste, qui nella capitale, un piccolo grande appassionato del tennis che ha scritto un piccolo grande bignami su quegli scalmanati individui che hanno fatto la storia del tennis degli ultimi anni.
Pochi numeri e nozioni, per carità, ma tanto tanto amore per un gioco fantastico, un gioco fatto di tensioni, di genio e di talento, in un libro che descrive e racconta brevemente la psicologia, la tecnica e quant’altro, di quegli uomini che sono diventati leggenda.
Testo scorrevole, gradevole e leggero, nonché, potremmo aggiungere utile, per non sfigurare in qualche cena in cui si citano i grandi del tennis.
8 euro spesi bene, per conoscere, in poche ore, divertendosi, un mondo meraviglioso. Un testo che rimane volentieri sugli scaffali delle nostre librerie, sempre pronto a essere consultato.
 
 
 
Il libro per ora, a Roma, si trova alla libreria dello sport (p.zza Bologna), oppure scrivere a effepilibri@email.it e verrà inviato senza addebito delle spese di spedizione. Si trova anche alla libreria Carnevali di Foligno e tra qualche giorno alla Hobelix di Messina.
 
postato da occhiodipollo | 14:03 | commenti (4)
 
È proprio vero che questo blog è il più deficiente dell’intero sistema, ed io gongolo di questo.

 

No ragazzi, qui si esagera davvero.

Voi lasciate i commenti nei post più assurdi.

E allora sapete cosa vi dico?

Ve li meritate proprio gli omini secchi.

postato da occhiodipollo | 12:42 | commenti (4)
 
e mi fa piangere e sospirare... ovunque andrò
postato da occhiodipollo | 01:14 | commenti (11)


giovedì, 19 maggio 2005
 
piripiripì.
postato da occhiodipollo | 08:58 | commenti (15)


lunedì, 16 maggio 2005
 
 
DECIMA REGIO
 
 
 Lloyd Raffelson precipitò ubriaco sul letto. Tutto scorreva veloce. I pensieri giravano vorticosamente, ma non erano abbastanza veloci da seminare il ricordo dei giorni di gloria. La stanza cominciò a diventare centrifuga. Sempre più veloce. Vomitò a bordo del letto, inondando le vecchie riviste di moto sparse sul pavimento.
Si ritrovò sul pavimento a quattro zampe, con le mani impiastricciate del caldo vino fuoriuscito dal suo stomaco. Si rialzò a fatica e, barcollando, andò a sbattere contro la bacheca illuminata di blu. Sentì il rumore fragoroso dei vetri infranti. Si guardò le mani, non riusciva a capire quale era il vino e quale il sangue. Guardò la bacheca. Il costume era ancora lì. Aveva sempre evitato di volgere lo sguardo verso quella direzione, ma non era mai riuscito a sbarazzarsi di quel pesante ricettacolo di entusiasmanti ricordi. Odiava quel costume con tutte le sue forze. Il vestito gli urlava il ricordo del suo passato, gli ricordava la sua vecchia identità di supereroe. Egli, tempo fa, era conosciuto al mondo come La Locusta.
 Era il migliore. Forma fisica eccellente in smagliante livrea dorata. Amato dai bambini e dalle vecchie signore, idolatrato dalle ragazze, modello per quarantenni in crisi. Con un balzo era capace di superare un palazzo di 6 piani. Con una mano fermava un treno. Sempre sorridente, con la sua dentatura fulgida. Il biondo capello che gli sfiorava le spalle lo faceva sembrare un angelo. Era il più bello di tutti. Egli era un angelo. Una stella luminosa e potente, un sole forte e buono, che relegava i malvagi e combatteva i soprusi. Le copertine dei giornali di tutto il mondo l’avevano dipinto nelle pose più eroiche. Gli scrittori più importanti avevano narrato le sue epiche gesta con formule tutt’altro che retoriche. I network si contendevano aspramente ogni sua singola parola, monito per i cattivi, modello per i buoni. Era il più giusto.
 Ma tutto era finito ormai. Dopo quella fatidica notte d’estate, tutto era cambiato.
 Egli amava Elettrika, la donna dei suoi sogni da favola incantata, palesata nella vita reale, l’unica capace di amarlo per quello che realmente era. Ma nulla poté il suo forte cuore da supereroe quando la vide a letto con l’Uomo Pietra, il suo migliore amico. In quel preciso momento qualcosa dentro di lui si ruppe in mille frantumi e l’uomo più forte del pianeta divenne l’uomo più fragile. Giorni dopo sarebbe partito lontano e nessuno avrebbe più sentito parlare della Locusta.
 Lloyd Raffelson pianse ubriaco nel vuoto della sua squallida stanza di periferia. Le pesanti lacrime perse dovevano essere rimpiazzate dal liquido vischioso del vino. Bevve ancora. Nella sua solitudine.
 - Non è come pensi! – aveva detto Elettrica.
 Io da adesso non penso più, aveva deciso La Locusta.
 L’ortottero era morto.
 Il vento, quella notte, soffiava caldo e umido. Tutto rimaneva attaccato alla pelle, anche le immagini più strazianti. Il tempo fu ancora meno clemente, ampliando quelle immagini col passare dei giorni.
 Il mattino dopo quella drammatica rivelazione, La Locusta era andata al Club dei Supereroi per restituire il distintivo. Entrò nell’androne e vide l’opera di qualche avventato spiritoso. Un giovane, e invidioso, supereroe aveva pensato bene di appendere l’effige contraffatta della Locusta: le sue mirabolanti antenne erano diventate ramificate e la sfavillante scritta La Locusta era stata sostituita con un patetico Il Cervo. La Locusta sentì esplodergli la testa.
 La prima vittima fu Vectron, il suo corpo fu scaraventato a un chilometro di distanza. A nulla poterono i suoi campi di forza, il suo corpo si sfracellò in pezzi sull’asfalto. Frez Cold cercò di fermare, con le onde di gelo, la furia animalesca dell’eroe dorato, ma l’unica cosa che ottenne fu quella si sentire il proprio collo spezzarsi sotto la morsa della Locusta. Firestarser fu ficcato a forza dentro la tazza del cesso e morì fra spasmi e vapori di fumo, in pochissimi secondi. Multidern gli scagliò contro i suoi infiniti cloni, ma la Locusta li afferrava uno ad uno e li scagliava, con incommensurabile forza, contro i supereroi del prestigioso Club: Flashstreet, Goliam, Water Man, Devil The Beast, l’Uomo Cicoria e tutti gli altri, fino ad arrivare alla matrice stessa dei cloni.
 L’odio dei suoi occhi illuminava i corridoi bui del palazzo. Setacciò una stanza dopo l’altra alla ricerca di altri esseri viventi su cui sfogare la propria rabbia. Entrò nel magazzino e li vide. L’Uomo Pietra che con il proprio copro faceva da scudo a quello fragile dell’amata Elettrika.
La Locusta non riusciva a respirare bene. - Io… ti amavo... – disse con un filo di voce e con le lacrime agli occhi.
 - Ascoltami… - aveva provato a dire Elettrika.
 Un poderoso pugno della Locusta polverizzò un pilastro dell’edificio, il quale crollò.
 Quei ricordi lo avevano tormentato per anni. Era riuscito nell’impresa che molti super malvagi avevano fallito nel tempo, aveva raso al suolo il Club dei Supereroi, con tutti i suoi ospiti all’interno.  Aveva eliminato l’ultimo baluardo del bene che da sempre si era opposto alle forze del male. In pochi minuti. Aveva terminato, fra sofferenze e patimenti, tutti i suoi amici. Aveva ucciso il suo unico amore. Era nuovamente solo. Da quel momento i criminali di tutto il mondo avevano avuto strada libera per commettere le loro malevolenze.
 - Dio solo, che mi ha dato questi poteri, sa quanto ti ho amata. – disse Lloyd Raffelson al costume e a tutto ciò che quello rappresentava, quindi brindò e bevve in ricordo di lei.
 
 
 
 
 
postato da occhiodipollo | 16:28 | commenti (2)