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giovedì, 29 settembre 2005
Se sono fiori fioriranno.
I vecchi dilemmi che accompagnano la vita sociale dell’uomo negli anni, si riaffacciano sempre prepotenti. Specialmente durante una serata in cui ci si sollazza brindando alla vita.
È meglio, per l’individuo X, trombarsi la donna che egli reputa la più bella del mondo senza che nessuno lo sappia mai e poi mai, oppure è meglio non trombarsela affatto ma il pianeta intero è convinto che lui l’abbia deflaurata?
E ancora, per quanti soldi dareste il culo?
Oppure, è meglio bere un bicchiere di vomito o uno di pus?
E via dicendo. I dubbi amletici sono tanti e le sofferenze incommensurabili. Ma un giorno il sole dell’avvenire illuminerà noi e i nostri figli. Perché se sono fiori fioriranno.
E se sono Kaki?
martedì, 27 settembre 2005
Non mi ero accorto che il 23 di questo mese, questo splendido, meraviglioso e inebriante blog ha compiuto 1 anno. Mi faccio gli auguri e per festeggiare in maniera galvanizzante, posto il mio primo post:
L'Uomo Ragno non potrebbe fare il super eroe in una città che possiede case troppo basse; per arrivare da un crimine all’altro dovrebbe correre, e non è la stessa cosa che svolazzare da un palazzo a un altro con l’aiuto delle ragnatele. L’Uomo Ragno è un supereroe, che per essere veramente efficace, deve essere contestualizzato.
domenica, 25 settembre 2005
venerdì, 23 settembre 2005
Domanda esistenziale n. 5
L’amore esiste?
giovedì, 22 settembre 2005
non mi sento granché bene.
lunedì, 19 settembre 2005
Si ritorna ai dettami dei post medioevali di questo blog: stordimento puro. Alcol e musica che dettano le parole. Solo che questa volta la musica la potrà ascoltare anche il fruitore.
premi play.
XKP
Ore mezzanotte circa:
La retorica danzante ci spinge a desiderare un mondo migliore. Un soffio di luce che ci faccia vedere attraverso questa insopportabile nebbia. Il desiderio di casa sale sempre più su e i pochi monaci nomadi rimasti non hanno più armi da ostentare. La retorica danzante è intrappolata dentro una formula chimica. Occorrerebbe una qualche runa di pietra, indicata dal bianco raggio della luna piena, per potere trasformare i sogni in realtà. Ma noi, nonostante gli sforzi, non riusciamo proprio a trovarla, poiché il raggio di luna non ci fornisce l’illuminazione adeguata. Sale una tristezza tutt’altro che latente. E sale sempre più su. Si cammina tutti a testa china, in fila per uno, in silenzio, aspettando il sole dell’avvenire. Ma quel sole stanotte non sorgerà mai. Troppo stanco, vuole dormire per almeno mille anni. E intanto gli omuncoli si sono accorti della pigrizia del sole e vogliono approfittare di questo momento. Si organizzano. Confabulano, parlottano fra loro. E le loro esigenze mai sopite salgono sempre più.
Su. Più su. Il volgo lo chiede. La plebe lo implora. Il proletariato lo elemosina. Culi in voyeurismi di steadycam arrapate che dal basso scrutano avide le voluttuose flaccidità. Capezzoli al limite dell’esplosione urlano la propria tracotanza. Gli omuncoli si raccolgono a mangiare riscaldati dal tubo catatonico, ma il freddo dell’indifferenza fa venire loro le placche al cervello. Gli omuncoli adesso hanno invaso le strade della città. E volano a sciami, urlando come ossessi. Piroettano, sbavano e sputano sangue sulle teste calde. Su. Più su. Come la luna di questa notte. Come le nuvole gravide di fulmini che si avvicinano mutevoli e veloci. Gli omuncoli volanti le attraversano con disinvoltura. Entrano in esse e ne escono imperlati di umidità elettrostatica. Dalle loro mani artigliate lampi saettano illuminando i palazzi. Dalle finestre dei palazzi altri omuncoli si gettano a volo d’angelo e si uniscono al caotico girotondo tridimensionale. Cerchiamo rifugio ma ogni porta è chiusa e sul nostro display appare la scritta UNLOCKED. E allora corriamo. Corriamo. Sempre più veloci.
Il panico dei deboli di cuore si muta in parossismo. Il sudore si fa freddo. La paura di essere morsi da uno di quegli omuncoli volanti ci mette le ali ai piedi. E allora continuiamo a correre terrorizzati senza una direzione ben precisa. L’istinto di sopravvivenza cerebrale ci fornisce sferzanti energie. Ma la notte è troppo lunga per poter resistere fino all’alba che non arriverà mai. Continuiamo a correre. Qualcuno inciampa e viene preso dagli omuncoli e vola via con loro. Comincio ad essere colto da dubbi, dubbi che la mia stanchezza amplifica al cubo. Comincio a pensare che forse mi piacerebbe fermarmi e sentire i freddi artigli degli omuncoli affondare nella mia carne. Quasi pregusto il morbo che contrarrò e sogno di volare con loro, dentro le nuvole; le quali, intanto, hanno cominciato a scatenare la propria impetuosità. Distolgo i miei pensieri da questa facile tentazione e continuo a correre. Continua la mia fuga. Mi infilo dentro un vicolo buio. Dopo pochi passi mi accorgo che è un vicolo cieco. Vedo l’omuncolo volante piombare su di me ghignando libero. Vedo i suoi occhi rossi e suoi capelli irti. Arriva a pochi centimetri da me e poi cabra verso l’alto. La sua ristata folle e senza anima echeggia dentro il vicolo. Ha rimandato la cattura. Sa che non ho speranza. Si prende gioco di me. Inspiro e corro fuori dal vicolo. Corro ancora. Senza una meta. Fuggo alla ricerca di una porta spazio-temporale. Una qualsiasi porta che mi possa proiettare lontano da quel mondo. Ma quella porta non esiste, e se esiste è chiusa. Si riaffaccia in me la volontà di resa. È così vicina,... così stramaledettamente vicina.
Che senso ha tentare una fuga impossibile? Sono davvero stanco. Per concludere questa corsa folle basta davvero poco. Mi basta allungare una mano. Mi piacerebbe mangiare sul letto con la mia donna amata, ma questa situazione non è assolutamente capace a salvarmi. Devo arrendermi. Non ci sono altre strade possibili. Voglio arrendermi. Voglio volare con loro e gioire di quello che piace a loro.
Basta, davvero.
Non ce la faccio più.
Mi arrendo.
Sarò omuncolo.
Sarò libero.
Volerò.
Avrò una bella macchina e gioirò di questo.
Avrò un mutuo e avrò finalmente una casa mia.
Solo mia.
Avrò tante cose.
Avrò.
Vivrò in maniera più salutare.
Vivrò di più.
E se qualche reazionario oltranzista e di sinistra mi domanderà se io stia realmente vivendo, io risponderò:
- Respiro. Tanto basta. -
Stop alle telefonate!
domenica, 18 settembre 2005
Tanti saluti da Milano. E prima ancora da Pavia. E prima prima ancora da Torino. E prima prima prima ancora, ancora da Milano. E prima prima prima prima ancora da Roma (via di San Giovanni). E prima prima prima prima prima ancora, ancora da Roma (ma da via Balzani).
giovedì, 15 settembre 2005
Avanti popolo,
Torino o morte!
Domani, compagni, attraverserò mezzo stivale per fare valere i miei diritti di lavoratore. Domani, fratelli, o si trionfa o si schiatta.
Insomma, sono graditi gli in bocca al lupo.
Casomai dite a quella sciagurata che ho lavato io tutti i piatti. Qualcuno dei romani può guardarmi lo scooter che sta fuori in via di San Giuanni. Date da mangiare ai gatti e ripulite la lettiera.
Tornerò lunedì.
Viva l’Italia,
viv la frans,
viva il Torino,
viva la pappa
col pomodoro,
Viva Marzullo.
mercoledì, 14 settembre 2005
Marmellata #26
“Ci sono le tue scarpe ancora qua,
ma tu te ne sei già andata,
c'è ancora la tua patente rosa tutta stropicciata,
e nel tuo cassetto un libro letto e una winston blu...
ci sono le tue calze rotte la notte in cui ti sei ubriacata,
c'è ancora lì sul pianoforte una sciarpa blu,
ci sono le tue carte proprio lì,dove ti ho immaginata...
ci sono le tue scarpe ancora qua
ma tu non sei passata.
Ma quando cazzo ritorni a sistemare
tutto ‘sto bordello!?”
Si ritorna a corde a me più congeniali.
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