|
sabato, 31 dicembre 2005
Appena 2 minuti fa stavo sbucciando 4 agli quando si è palesata una nuova barzelletta:
Una coppia la sera di capodanno:
- Cara devi metterti l'intimo rosso, porta bene. -
- Non ti preoccupare, ho le mestruazioni.
Auguri a tutti gli abitanti simpatici di Splindercity.
martedì, 13 dicembre 2005
lunedì, 12 dicembre 2005

antimilan è bello
domenica, 11 dicembre 2005
We stand for God, Race & Country
Sono in sintonia con i miei cani. Due splendidi dobermann. Riesco a percepire, come loro, il tanfo nauseabondo. Sono nervosi, Kurt e Miles. Fra poco anche loro avranno di che divertirsi.
Mi sono rotto le palle di sentire le farneticazioni di Frank. I Cavalieri di ieri, di oggi, di sempre. Ideologismi. Non dico che non si debba avere rispetto per l'Ordine. Io amo il mio lindo cappuccio bianco. Mia moglie lo lava utilizzando tanta candeggina. Mia moglie affoga ogni cosa nella candeggina. L'odore di candeggina mi inebria e copre la puzza del negro. Io amo il mio cappuccio bianco e lindo. Amo la croce di fuoco. È più di un simbolo. Ma la politica lasciamola ai politici. Ai democratici e ai repubblicani. L'azione, quella concreta, lasciatela a me e ai miei cani. Io sono come i miei cani. Devo entrare in azione. Devo agire... adesso.
Tom è già sbronzo. Il suo pick-up è pieno di merda di porco. Come cazzo fa a ridurlo così. Il negro adesso puzza ancora di più. Tom gli leva la catena. Adesso il negro è libero. Guarda come scappa il negro. Bevo il whisky di Butch: dinamite. Edward è il più ubriaco di tutti, fra poco attaccherà con “Glory Hallelujia”. Carichiamo i fucili. Sleghiamo i cani. Inizia la caccia.
È notte e non si vede un cazzo. Tom mi rompe i coglioni con le storie di sua moglie che non sopporta non ho capito cosa. Mi distrae. Distrae la mia eccitazione. Il fottuto animale adesso si nasconderà aiutato dal nero di questa notte con poca luna. Avanziamo sparpagliati. La battuta è entrata nel vivo.
Ho accanto quello sparapalle di Tom che non mi molla con i suoi problemi con la moglie. Lo zittisco dicendogli che ho sentito un rumore. Cazzate, non ho sentito niente. Magari. Mi piacerebbe che sia io a trovare il negro. Tom sta zitto e tende l'orecchio alla ricerca del rumore che ho inventato. Aumentiamo la velocità del passo. La vegetazione del bosco ci inghiotte. Sento i latrati di Kurt e Miles, sono nella scia di una traccia. Seguiamo i loro richiami. Sono sempre più eccitati. Affrettiamo sempre più il passo. Sono come i miei cani io. Sono eccitato. Riesco a sentire anch'io la puzza. Corro. Tom con la sua trippa rallenta. Adesso sono finalmente solo. Le voci dei miei amici a quattro zampe mi danno la carica. Si, negro di merda sto venendo a fotterti. Queste bestie color merda sono sempre più flaccide, però mi fanno faticare troppo. Ed io più sputo sangue per l'affanno e più godo nel farglielo sputare a loro. Se io ho versato un litro di sangue, lui ne vomiterà cento, urlando. Pezzo di merda, dove cazzo corri.
Non sento più nessuno, solo i cani. Devo essere vicino al negro. Sento i cani. Ci siamo. Sembra che stia albeggiando. Non può essere. Ma che ore sono? Abbiamo lasciato le macchine che erano appena le due. Sento i cani. Sono vicini. Il negro sta sicuramente venendo da questa parte. Sta sorgendo il sole. Non può essere. Ma che ore sono? Non riesco a vedere il mio orologio. Corro. Sempre più veloce. Non riesco a vedere il mio orologio. Se alzo il braccio cado. Il mio braccio mi serve a correre adesso. I cani sono sempre più vicini. Non ho più l'orologio. Il mio braccio adesso è corto e peloso. Il mio braccio adesso è zampa. E corre sempre più veloce. Le mie quattro zampe si muovono vorticosamente. Non sono più eccitato, adesso ho paura. Ho paura dei cani che mi hanno quasi raggiunto. Mi butto fra i rovi. E corro. Corro come non ho mai corso. Il mio cuore sembra impazzito. Uno sparo. Non serve a niente zigzagare. Quei bastardi mi stanno sempre dietro. Un'altro sparo. Stavolta mi ha beccato. Sento i pallettoni infilarsi nelle chiappe. Porca puttana. Casco malamente a terra. Ho il fiatone.
Tom si avvicina verso di me. Il ciccione ha il fiato più grosso del mio. Sta gridando qualcosa. Provo a dirgli qualcosa, ma dal mio muso esce una specie di rantolo. Guarda come sorride il trippone.
«L'ho beccato! È il cinghiale più grosso che abbia mai visto! » sono queste le ultime parole che ho sentito.
E il negro di merda?
mercoledì, 07 dicembre 2005
In questo preciso momento ho inventato una barzelletta:
Un tubo dice a un altro tubo: "Allora siamo raccordo?"
sabato, 03 dicembre 2005
Disco Samba Scooter Unz Unz Unz
Puoi partire prima se vuoi, ma questo non cambierebbe l’esito. Puoi avere la moto che vuoi, ma non servirebbe. Puoi anche avere una Suzuki 1300 R GSX Hayabusa, una moto che in poco meno di 2 secondi ti spara a 100 Km/h e nonostante questo, nelle strade di Roma, gli staresti sempre dietro. Puoi solo ricorrere/correre in qualche tangenziale o sul GRA, ma lui lì non può neanche andarci.
Il pischello/coattello romano sul cinquantino che monta la marmitta Polini è in assoluto l’animale più veloce dell’Urbe. Non c’è ne per nessuno.
La versione invernale la trovo esteticamente irresistibile. Giubbotto non tanto sgargiante, solito caschetto, quasi da skateboard, ai limiti dell’omologazione regolamentare, passamontagna e occhiali da sole. Il parabrezza, neanche a dirlo, è tabù.
Gambe piegate all’ingiù in assetto da corsa, posizione dinoccolata ma rigida. Il corpo freme al semaforo rosso e la mano dà colpi di acceleratore regolari, al ritmo di un pezzo underground.
Verde.
La saetta schizza e si insinua con eleganza fra le macchine glissandole con la repentinità di una lepre. È già lontano. Il tratto di strada, successivamente, si apre e naturalmente lo riprendo, anzi lo supero. Altre macchine davanti. Ferme. Comincio a rallentare e da sinistra sbuca fuori superandomi. Frena a pochi centimetri dal paraurti posteriore di una Smart e la piccola ruota posteriore del suo scooter sbanda leggermente lasciando il segno a terra. L’assetto dello scooter è inclinato ai limiti dell’equilibrio. Un attimo prima che possa rovinare a terra, il pischello dà un colpo secco di acceleratore e lo scooter si rianima miracolosamente e, gagliardo, penetra nell’esiguo spazio fra due macchine. Poi vira di colpo di 90 gradi e ripete immediatamente la manovra nella direzione opposta. L’occhio esperto del pischello calcola al millesimo di secondo qual è il canale più facile da percorrere e lo attraversa quasi stesse guidando nel deserto più desolato. Sparisce di nuovo. Veloce. Sempre con il suo accattivante stile da giovane sbruffone.
Ed io, a cavallo del mio scooterone ciccione da 250 cc, non posso fare altro che seguirlo, per certi versi ammirato da cotanta agilità, con lo sguardo.
|