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domenica, 12 marzo 2006
 
PASEBMIFE
(pensieri amorosi sollazzanti e bugiardi ma in fondo esaltanti)
 
 
- Ma certo amore… -
Disse con allegria.
Le chiese un altro bicchiere di vino rosso.
- Sì arrivo. – gli rispose baciandolo.
Ma lei non poteva sospettare che egli veniva dalla luna. O forse dal mare. Non aveva le idee chiare su questo.
 
 
Lui:
Lui s’è salvato. Perché era sempre felice. I dolori sono arrivati con l’adolescenza. E il tamburo continuava a ritmare i movimenti delle gatte vestite. Scrivo quello che dico, o dico quello che scrivo?
Intanto.
I brutti sono brutti e se si guardano su uno specchio sono brutti. Almeno per loro. Ed io che sono di una bellezza sconvolgente mi sconvolgo della mia bruttezza.
È chiaro.
 
Lei:
Vergognati! Vergognati…vergognati di te stesso.
Vergognati della tua salute, vergognati della tua beltà, vergognati del tuo stesso stupore, vergognati dell’amore che provi per te stesso, vergognati del tuo narcisismo… tu non pensi mai a me.
Ma come si può pensare ad un oggetto.
Ad un riflesso.
Io sono il tuo riflesso.
Io sono il tuo specchio.
Puliscimi con carta di giornale, puliscimi con una pagina del corriere della sera e del detergente.
Puliscimi, ed io ti rispecchierò… rispecchierò le tue fattezze impeccabili… e starò in silenzio.
Io sono solo il tuo specchio.
Sono solo il tuo bello specchio.
 
Lui:
Lo stile delle mie paure ha un non so che di parodistico. Anche se certe volte devo ammettere che sono proprio belle da vedersi. L’altezza e la paura del vuoto e il fatto che gli altri ti osservino spesso (ma non sempre) evocano in me visioni quasi filmiche.
È bello immaginare di danzare con lei con in sottofondo un sottofondo di fondi di bottiglie. È bello e filmico, appunto.
Ma forse è meglio accendere un’altra sigaretta e bere un altro bicchiere di vino. Rosso. Come l’amore. Come il cuore. Come il sangue. Come il semaforo che ti urla di fermarti. Ma io però sto correndo troppo, e quindi, preda di un autocitazionismo narcisista, mi autocito e poi bevo.
 
Lei:
Hai detto rosso?
Come delle marlboro, come un ciclo mestruale, non sono incinta, non potrei esserlo, sono uno specchio, ma leggo in te la mattina le tue preoccupazioni… potrei offrirti io del vino se avessi degli arti, sono immobile ed appesa, eppure adoro studiarti quando la mattina ti sporgi verso di me nudo e crudo… ti ammiro.
Ammiro quella tua delicatezza nel far scivolare il sapone fra le tue mani.
Ammiro quelle tue paure, che confidi solo a me. Tu sai parlare con te stesso, eppure non sai parlare con gli altri.
Tu, tu sei sordomuto.
 
Lui:
Questa è la canzone più bella del mondo.
Sento che osserva i miei movimenti.
Lei, non la canzone… ma, ripensandoci meglio, anche la canzone. Anche la canzone osserva i miei movimenti e mi suggerisce altre possibilità.
“Il ragazzo è intelligente, ma si applica poco” è questo il leit motiv di una vita, è questa la colpa che mi alleggerisce dai sensi di colpa. Però alle volte è davvero bello lasciarsi andare e abbracciarla mentre dorme e annusare i suoi capelli.
E comincio a saltare a conclusioni affrettate. Ma in fondo è bello saltare. E allora via. A saltare. Insieme. Tra inebrianti profumi e sguardi voluttuosi. E capelli che si muovono a ritmo delle gatte vestite. Ed educate.
Tu.
Io.
Noi.
Saltiamo.
 
Lei:
Sì, sì, tu salti di palo in frasca. ingenuo che sei, eppure io le donne che ogni volta mi porti in casa le osservo, osservo il tuo sguardo disperso, rimani con me.
Mi sto innamorando, rispecchiati in me, io ti rappresento realmente.
Guardami, guardati… sì siamo soli, siamo solo noi due.
Adesso, siamo soli.
 
Lui:
Il mio specchio soleva sempre ricordarmi: “in questa casa io sono l’unico a riflettere”
Aveva ragione. Ma l’amore era il trionfo della non riflessione e il mio specchio questo non sapeva porlo come assioma.
L’amore è la cavalcata che plana gloriosa dai cieli. È l’estasi di mille note che galvanizzanti lacerano le nuvole per precipitare sulla terraferma.
Si tromba.
È ora!
Andiamo!
Granduca sei alle colombe: sto venendo!
 
Lei:
Tu, tu vorresti masturbarti sul serio di fronte a me?
Ti vedo, sbadigli, gli occhi ti si chiudono nel tuo stesso sbadiglio.
Se vuoi non ti guardo, se vuoi spegni la luce.
IO brillo di luce propria.
IO SONO SEMPRE IL TUO SPECCHIO, E NON MI ROMPERE!
 
Lui:
Ma alla fine di tutto, Mi piaci perché sei wow!
 
Lei:
Se mi traduci il wow, mi sa che mi esalto…portami nel tuo letto, ti farò vedere come dormi!
 
Lui:
Ti amo.
 
Lei:
Ti amo.
loro:
buia è la sala.
 
postato da occhiodipollo | 01:50 | commenti (8)


mercoledì, 08 marzo 2006
 

stanotte ho sognato che avevo il generale lee. Un sogno senza alcun ombra di dubbio davvero puerile... ma che grandissima figata!

 

postato da occhiodipollo | 08:56 | commenti (1)


martedì, 07 marzo 2006
 
niente, torno qui dopo tanto tempo per dire che per la prima volta in vita mia convivo.
postato da occhiodipollo | 08:58 | commenti (10)