Apologia del Tomorrow e della Mediocrità
Nell’accezione anglosassone, quella che si compie a suon di tip tap, per intenderci, o quella che si canta senza prendere fiato. Mediocrità come equilibrio, in una società che punisce, spesso, il 5. Mi hanno rimandato a settembre una sola volta: avevo 4 in latino, 5 in matematica e 5 in chimica. Il latino volò via senza remore; quindi, fui graziato in chimica, anche se avevo 5, e rimandato in matematica, anche se avevo 5. Quell’estate, nonostante sia stata una fra le più belle della mia vita, fu davvero pesante. Il mio amico, asino al liceo (adesso psicologo da 110 e lode in carriera), mi avvertì pacato: “non studiare troppo.”, ma io ero timoroso. Poi, all’università, ho assimilato la legge del rimandare tutto a domani. Ma in fondo è sempre stata la mia filosofia di vita. Non fare oggi quello che potrai fare domani. E il giorno dopo si rimane felicemente coerenti alla filosofia.
C’è il nero e c’è il bianco. Il grigio (50% di nero, Photoshop docet) sta a metà strada, equidistante dai due estremi, un po’ come Torino che sta precisamente a metà strada fra l’equatore e il Polo Nord. Mediocrità intesa come massa? Può anche essere vero. Non so. Ma il “non so” in realtà è sempre una piccola percentuale nei sondaggi (odio il “non saprei”, che cazzo significa?). Mediocrità come qualunquismo? Potrebbe essere; in fondo è davvero tutto un “mangia mangia” (trad.). Mediocrità nei trenini? Nel significato comune certamente sì. Ma, guardiamoci nelle palle degli occhi anche se questo non è possibile, chi odia i trenini palesa semplicemente una delle caratteristiche più insite nell’uomo: l’invidia. Che palle vedere quella gente che si diverte! Davvero con poco, verrebbe da aggiungere. Andassero a leggere un libro dico io! E tutti in silenzio nel proprio rifugio molle che rode l’inconscio più celato che desidera di ballare in compagnia. È tutto un magna magna e ce so’ rimasti i trenini, urlò qualcuno dal fondo della buia sala. Al diavolo gli snob che credono di non essere mediocri, nella loro propria accezione.
Del domani non v’è certezza, scriveva il poeta. Nel domani c’è, però, il sogno. Puro e incontaminato dalla realtà, risponde il codardo fannullone privo di volontà. Ma. Le ambizioni non si estrinsecano nel posticipare le azioni, le quali potranno finalmente sollevarci da tutta questa mediocrità dilagante. Il teorema più mediocre che sia mai stato concepito vuole che l’amore, l’amicizia e le canzonette ci salveranno. Forse, anche qualche crassa risata.
Silenzio.
Una melodia chiamata silenzio; ossimoro non ipocrita, semplicemente, portatrice di un orgoglio nazionalista, forse sciovinista e retorico, ma così dannatamente evocativo. Ritornano in mente i film con John Wayne. Che tempi quelli. Quando si sparava agli indiani senza preoccupazioni di sorta circa il grado di politically correct raggiunto. Si era bambini. E si sparava agli indiani. Minoranza defraudata e stuprata della propria integrità sociale. Ok, ho capito che su alcune cose è importante crescere. Ma la mia piccola colt di plastica dorata dove la mettiamo?
Prendo il tempo e fantastico, o mi guardo attorno e progetto? Adesso sono stanco, ne riparliamo domani. Decido di dare tanti bacini sulla piccola nuca bianca del mio cane, canto con la gatta canterina e mi ubriaco ascoltando le note di “Through the eyes of love” cantata da Nikka Costa. In fondo, come diceva Rossella, domani è un altro giorno.