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martedì, 26 ottobre 2004
 

“Notti magiche, inseguendo un Blog”:

 

 

ELOGIO DELLO STORDIMENTO - Capitolo II

- Lombrichi contorti da rovente passione (sweet emotion) -

 

 

Anche senza birre, anche senza più speranze… il coro tornerà a cantare dal silenzio… improvviso, determinato e ripetitivo. E pensare che basta poco per ritrovarsi su una spiaggia californiana al tramonto. Ricordate? Quella sensazione così dolce di quando si sognava la California di alcuni vecchi film. Non basta tutta l’acqua del mondo per troncare questi entusiasti sogni adolescenziali. Quando si pensava ancora che le donne fossero temibili e irraggiungibili. Poi si cresce, i sogni si addormentano e si comincia a comprendere il mondo, o meglio, si comincia ad adattarsi ad esso. E i giochi di un tempo volano via in punta di piedi, con in sottofondo un orchestra di violini. Era il tempo di quando c’era lei. Quanto l’abbiamo amata. Quanti comportamenti sciocchi abbiamo fatto per lei. Ricordo ancora quando dormivo, in tenda, con lei, mano nella mano. Senza osare. Poi, con una dose di musica, sognavo. Facevo certi sogni che non si possono immaginare. Costruzioni mastodontiche che sfidavano i confini della fantasia. Quanti draghi ammazzati. Ci si credeva a quel tempo ai sogni. Ci si divertiva. Forse è per questo che esiste la droga, per risvegliare un momento quelle sensazioni. Ma, tornando a prima, io l’amavo. Come non ho mai amato nessuna. Avrei dato un braccio per un suo bacio. E alla fine, dopo circa quindici anni, quel bacio l’ho ricevuto. Due anni fa. Ma, a parte il volare a un metro d’altezza in via del Corso, non è stato come ho sempre sognato. Il sogno dell’amore era finito. Si cresceva. Ma, nonostante tutto, si cresceva in allegria, devo dire. Tra falò dell’amicizia e giochi pudicamente entusiasmanti. I giochi… mi è rimasta la voglia di giocare. Vorrei solo capire quando è avvenuto il preciso momento del passaggio. Si cresce lentamente, è vero, però ci deve essere stato un confine da varcare. Ricordo l’aspirapolvere arancione della mamma. L’aspirapolvere aveva un design avveniristico. Aveva un vano capiente dietro. Aveva un sacco di cose fighe. Io non vedevo l’ora che si rompesse quel meraviglioso aspirapolvere. Sarebbe diventata l’astronave per i miei playmobil. Dentro di me pensavo “Io sono convinto che la voglia di giocare non mi passerà mai. È impossibile. Basterà aspettare un po’… prima o poi quella dannata aspirapolvere si romperà.”. Un natale di pochi anni fa sono sceso giù in Sicilia e ho scoperto che la mamma ha un’altra aspirapolvere. L’astronave era partita ed io non avevo sentito il bisogno di salutarla. È una storia triste questa. Quasi quasi mi metto a piangere. Ma non c’è tempo. Gli oggetti cominciano ad animarsi, e danzano frenetici, spinti dalla voglia di vita. Mi pento di non aver preso lezioni da apprendista stregone. A quest’ora potrei salire sul tavolo e indicare loro i movimenti necessari per ascoltare la vita entrargli dentro. Non ho le capacità. È un tripudio di oggetti volanti che girano vorticosamente rincorrendosi. Non mi rimane altro da fare che saltare al volo sull’aspirapolvere arancione e scorrazzare per le galassie.

 

 

 

postato da occhiodipollo | 00:19 | commenti (11)