IL POST DEI POST
Egli era il Post dei Post. Il campione. Il migliore. Il post più figo che l’umanità avesse mai letto. Dopo di allora nessuno ebbe mai più il coraggio di scrivere un post. Egli era buono coi deboli e spietato coi malvagi. Era il Post che tutti aspettavano.
Arrivò una notte di primavera, quando le zanzare cominciavano a nascere nell’acqua raccolta dai copertoni accatastati nelle periferie della metropoli. Si muoveva sinuoso ed elegante, spavaldo e sicuro di sé. Teneva fra le labbra una sigaretta e il suo sguardo faceva sciogliere i cuori delle ragazze. Era bello. Era il Post dei Post. Avrebbe fatto la Storia. Ed egli lo sapeva benissimo.
Ogni suo passo veniva cadenzato da una musica gloriosa. Quando apparve tutti rimasero in silenzio. Era la risposta a ogni domanda. Era la certezza di ogni dubbio. Era la parola scritta senza vergogna né paura. Era la voglia di spingere al massimo la velocità delle spente esistenze di quelli che lo leggevano. Era la carica sferzante con le sopracciglia aggrottate.
Aprì leggermente la bocca, con un sorriso sornione, e la folla andò in visibilio. Era androgino, nella sua bellezza quasi divina; una eclissi di sole dopo un giorno di pioggia.
Arrivato al centro della piazza prese la sigaretta con il pollice e l’indice e la lasciò cadere con stile. Il cilindro di nicotina sembrò precipitare al rallentatore. Fu allora che parlò.
“Niente può cambiare il mio mondo.”
Queste furono le sue prime parole.
In quel preciso istante milioni di persone facevano l’amore, altrettante scopavano. Qualcuno si drogava. Qualcuno moriva, molti altri nascevano. C’era chi si scaccolava nel buio. C’era chi piangeva per l’amore perduto e lontano. Qualcuno faceva soldi, tanti soldi. C’era chi, sdraiato su di un letto, sognava un mondo migliore. C’era chi rideva fra amici, e chi sognava in solitudine.
E lui parlava a tutti. Senza urlare. Con voce pacata, quasi un sibilo, pregava. Almeno, così sembrava a molti.
Era il buio della notte che nasce da sotto il letto. Era il terrore che viene a prenderci percorrendo gli incubi della nostra fanciullezza. Sfruttando le nostre paure più ancestrali, arrivava direttamente al nostro lato più oscuro, per poi sorprenderci e farci rivivere i sogni più nascosti. Quelli inenarrabili.
Era il battitore dei fuoricampo.
Piove. La partita è ormai persa. Tutto è vano.
Egli si posizione sicuro, con la sua mazza. La sua mazza costruita da un vecchio albero spaccato in due da un fulmine.
È posizionato.
E colpisce la palla.
E la palla vola.
E il pubblico si alza in piedi a bocca aperta.
E la palla vola.
Lontano.
Lontano.
Sempre più lontano.
Un fuori campo.
E la palla diventa satellite che orbita sulla terra. Somewhere over the rainbow.
È la voce che canta sotto la pioggia battente.
E i bambini giocano emulando le sue gesta. Perché egli è il Post dei Post.
Era l’angelo che parlava ai sordi e spiegava i colori ai nati ciechi. E guariva le ferite dell’animo. E spazzava via le paure con i fulmini della conoscenza. E planava sulle coscienze dei derelitti, elargendo loro la voglia di ballare.
E il suo sguardo aggrottato manifestava il volere di Dio.
Mosse leggermente all’indietro la spalla sinistra e l’oceano si divise in due. Alzò il sopracciglio e i malvagi tremarono, consapevoli dei propri ignobili gesti. Era l’angelo sterminatore in cerca di vendetta. Era la morte che gareggia con l’autista di ambulanze. Era il Giudizio della mano di Dio. Nessuna pietà per i cattivi vestiti di nero. Egli era vestito di nero. E chi era solare nello spirito si ritrovò a giocare a calcio su una spiaggia assolata. In sottofondo una bossanova. Tra una birra gelata e una risata partorita dal cuore.
Egli era giusto. Egli suggeriva senza giudicare.
Egli era l’apertura della mente.
“Apri la tua mente.” Disse.
Il cancello del pulsare nevrotico di un cervello che scuote frenetico la propria testa. Il solletico di un nervo impazzito. L’estasi che ritma impazzito il tempo di un tamburo di una tribù a un passo dall’estinzione. La ricerca spasmodica di un falò dalle fiamme verdastri.
La massa allargò le braccia alla ricerca di un contatto fisico. Nella testa l’applauso immaginario di un pubblico pagante liberò la gente dalle ultime costrizioni dell’occhio sociale che vegliava imperterrito ogni singolo momento delle loro vite. Ballavano all’unisono, ma scomposti l’uno dall’altro. Liberi da ogni imposizione voluta da chi non riusciva a sentire quel bisogno. Scatenati. Lubrici. Estasiati. Indemoniati.
Saltavano come molle. Erano impazziti nel sentire quelle parole.
Il Post dei Post regnava dalla sua consolle, era il diggei senza età. Era cool. Era funky. Col suo senso del ritmo. Stampato sulla fronte. Come un marchio.
Ogni suono era una sberla che svegliava le coscienze sopite. Ogni basso una scossa ai neuroni che governavano i movimenti degli arti, i quali si riscoprirono ormai ingovernabili.
Ma una luce abbagliante si palesò nel cielo buio della notte stellata.
L’astronave era tornata. Aspettava che il Post dei Post risalisse su. Aspettava impaziente che tornasse da dove era arrivato. Il Post dei Post non era di questo mondo. Egli avrebbe voluto ancora rimanere, aveva altre cose da dire. Ma quelli dell’astronave continuavano a ripetergli che egli aveva già interferito troppo con quella popolazione così retrograda. Quelli dell’astronave insistevano dicendo che nessuno l’avrebbe capito… a parte qualche drogato o qualche ubriacone di periferia.
Il Post dei Post si sollevò nell’aria avvolto da un fascio di luce blu.
“Tornerò!” urlò.
La folla continuava a danzare in maniera animalesca. Alcuni si accorsero di quell’ascesa. Molti cominciarono a pregare. Altri rimasero storditi da quei suoni così potenti.
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Dormi bambino…
Mentre l’astronave lasciava l’orbita, si spandé nell’aria una nenia. Una meravigliosa voce di donna echeggiava fra le rovine dei palazzi ormai smembrati. A poco a poco tutti si accorsero di quello che stava succedendo. Il Post dei Post li stava lasciando. Furono in molti a piangere. In molti si raccolsero in preghiera. Abbracciati, spaventati.
Egli, fra luci blu e suoni sincopati, guadagnò la stratosfera e volò via.
Tutti cominciarono ad aspettare con ansia il suo ritorno.